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Un’anomalia italiana, si direbbe. In quale altro paese democratico, occidentale, moderno, un Presidente della Repubblica, autorevole esponente dello Stato italiano, richiama altrettanti autorevoli (?) esponenti dello Stato a rispettare il simbolo che proprio in virtù del loro ruolo, sono chiamati ad onorare? Insomma, come qualcuno ha detto, è come ricordare ad una madre di rispettare i propri figli! Ma siamo in Italia e l’Italia è anche questo. L’ Italia è il paese dove la disoccupazione giovanile sfiora il 30%; dove un neonato muore di freddo e stenti in pieno centro città; dove il qualunquismo ìmpera comodamente; dove l’ignoranza oscura le menti, ovatta il pensare e l‘esercizio del dubbio; dove tutti sanno qual è il problema ma nessuno sa quale sia la soluzione; dove il capitalismo imprenditoriale sovrasta e limita i diritti dei lavoratori; dove una scuola pubblica, strumentalizzata da fanatismi politici, diviene attrazione mediatica; dove ancora le donne sono vittime di violenti femminicidi; dove le televisioni, principali mezzi di comunicazione e di diffusione, propinano modelli imbarazzanti ed irreali, costruzioni artificiose legate a logiche puramente commerciali; dove si parla di guerra come di missione di pace; dove Santa Romana Chiesa Cattolica esercita pressioni sulle coscienze orientandone le convinzioni; dove essere gay, lesbica, trans gender è una “colpa” o peggio, una perversa malattia verso la quale, sedicenti predicatori, dicono di assicurarne la guarigione; dove il colore della pelle è talmente rilevante al punto da dimenticare che si tratta pur sempre e prima di tutto di uomini e di donne; dove gli studenti chiedono “solo” di studiare, di poter far sì che l’Italia continui a pregiarsi di importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali nei campi scientifici, tecnologici, umanistici; dove pezzi della nostra storia artistica e culturale crollano come crolla la governabilità di questo paese; dove nessuno (o quasi) parla di come un animale venga privato della sua natura per esibirsi, dietro maltrattamenti e cattività, di fronte al pubblico plaudente e compiaciuto; dove nessuno parla della “strada” che ha fatto una coscia di pollo prima di giungere sul piatto; dove pratiche disumane come la vivisezione sono ritenute ancora unica via per la ricerca; dove anche il nucleare è considerato ancora come unica via per garantire il fabbisogno energetico; dove il Presidente del Consiglio può, tramite escamotage legislativi, sottrarsi alla legge e dove un ragazzo di 30 anni muore nel carcere pieno di lividi ed escoriazioni senza un perché; dove la giustizia, a volte, suona come qualcosa di lontano e dove un consigliere regionale di maggioranza viene arrestato con l’accusa di voto di scambio e associazione mafiosa; dove la mafia paralizza il territorio, le amministrazioni pubbliche, le imprese, radicandosi nella mentalità, nei modi di fare e di pensare, forte oltretutto di risorse economiche di milioni di euro annui; dove l’usura bancaria è una questione bisbigliata quasi ma mai pronunciata; dove il relativismo ideologico è considerato minaccia contro un assolutismo condizionante; dove i precari chiedono “solo” di lavorare sicuri di garanzie per il futuro; dove di futuro non si riesce più a parlare; dove ancora si muore per aver raccontato e dove ancora si muore in pieno centro città, in macchina con un bambino di 2 anni, uccisi da un colpo di pistola; dove il senso di pietà fine a se stesso rallenta la presa di coscienza; dove gli incarichi sono doppi, tripli, quadrupli; dove ci si meraviglia di chi svolge con competenza e senso del dovere il proprio lavoro, quasi come fosse una rarità; dove le regole diventano eccezioni e dove la Storia sembra potersi riscrivere, a scapito della Verità. Ma l’Italia è anche il paese dell’anti-mafia civile e sociale, del riscatto morale, dell’accoglienza e dei primi esperimenti di integrazione culturale; dove lo “straniero” non è altro che il nostro riflesso, un artificio mentale privo di reale consistenza; dove protagonisti diventano i lavoratori, gli studenti, gli intellettuali, le donne e gli uomini come persone e come cittadini; dove il risveglio dal letargo comincia a prendere forma; dove l’Abruzzo rivendica la propria dignità di terra e di senso d’appartenenza geografica; dove i magistrati con la schiena dritta e le convinzioni ben salde, continuano la loro lotta contro le mafie, anche laddove i tagli finanziari di un governo sordo e cieco li privano dei mezzi utili; dove il racket è denunciato con coraggio a rischio della propria stessa vita; dove l’alternativa è davvero l’alternativa ad un livello di tensione, irresponsabilità, disinteresse diffusi; dove il consumo è orientato in maniera consapevole, rispettosa dell’ambiente; dove la green economy vorrebbe sostituirsi ad un sistema dannoso per l‘ambiente e per l‘uomo stesso; dove la libertà è libertà di scegliere, anche della propria vita, anche quando vita non è (più); dove la forza di uno è la forza dei tanti, dei molti, di tutti magari; dove l’ostinazione a non aderire a certe imposizioni di massa è determinante nei comportamenti individuali; dove nonostante tutto “qualcuno” non cede a ricatti morali e rigetta l’assuefazione a comportamenti collettivi che limitano la capacità di esercizio razionale; è l’Italia di Monicelli e della commedia all’italiana; l’Italia del realismo felliniano e della grandezza di Michelangelo Antonioni; l’Italia del teatro e dell’Opera; l’Italia dei partigiani e della Costituzione scritta a prezzo del loro sangue; l’Italia dei primati culturali, professionali e sportivi; dove il merito riconquista con forza il proprio spazio; dove la Bellezza è Bellezza nel suo significato supremo; l’Italia del 2 giugno 1946 che scelse la Repubblica; l’Italia che rivendica trasparenza nelle decisioni; dove la Politica torni ad assumere la sua valenza nobile; dove grandi mobilitazioni civili siano l’inizio di una rinascita; dove i soldi non possono comprare ciò che sei; dove i maestri sul palcoscenico raccontano la vita, quella vera; l’Italia del profetico Pasolini e del coraggio della verità intellettuale; l’Italia cantata da De Andrè e da Gaber; dove l’appartenenza comune sia la tela e noi il pennello per rappresentarla. L’Italia che non dimentica, l’Italia che vorremmo. Insomma, la nostra Italia, “l’Italia che resiste!”. Per questo, i giovani IDV Calabria incoraggiano qualunque forma di cambiamento che faccia dell’Italia il posto in cui tutti vogliono rimanere e non quello da cui tutti vogliono scappare. Per questo, confermano il loro impegno, a qualunque livello, verso scelte politiche chiare ed identificabili, scevre di logiche strategiche. Ed anche se “intanto la Primavera tarda ad arrivare”, Noi partiamo dal senso del dovere e di responsabilità, dalla tenacia e dalla volontà di restituire dignità ad un Paese troppe volte “violentato” e troppe volte lasciato solo, alla deriva. Come Noi non vogliamo essere. E voi, quale Italia volete?
Valentina TomaselliResponsabile comunicazione Giovani IDV Calabria