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Nel comodo silenzio diplomatico italiano, in Libia Gheddafi comanda la repressione violenta dei civili nelle piazze e nelle strade. Ma al potere di Tripoli non bastano i propri pretoriani: ha assoldato mercenari super - equipaggiati dei paesi vicini. «Prendiamo atto con grande piacere che il vento della democrazia è soffiato in quei Paesi» ha detto il premier Berlusconi intervenendo agli Stati generali di Roma Capitale. Noi invece prendiamo atto con enorme dispiacere che con la falsa formula dell’ “esportiamo la democrazia” il governo italiano mira esclusivamente ad interessi economici e finanziari puntando all’approvvigionamento energetico della moderna borghesia petroliera. Su tutti, l’affare più importante è quello che lega sul gas naturale Italia e Libia, unite dal lavoro e dall’interesse di Eni. E mentre Barack Obama e Nicolas Sarkozy hanno nuovamente sollecitato "la fine immediata dell'uso della forza" e annunciato le sanzioni, Berlusconi dice “Non disturbare”. All’accondiscendente comportamento italiano, si aggiungono poi le dichiarazioni di Maroni che rispetto alle gravi tensioni internazionali intravede il demone pronto ad invaderci: il fondamentalismo islamico. I giovani nelle piazze non portano simboli religiosi, sono laici. Non stanno ribellandosi in nome di un dio, non vi è una battaglia per il controllo egemonico religioso. La rivolta libica, come la definisce Lucio Caracciolo, è “figlia dell’emulazione” seguita alle precedenti sommosse popolari che hanno portato alla cacciata dei due presidenti di Tunisia ed Egitto, rispettivamente Ben Alì e Mubarak. Il disagio sociale ora non è più controllabile, non risponde più a civili logiche ma è imploso in tutta la sua forza. Gheddafi è un dittatore assassino. E lo è da quarantadue anni. Non da oggi. Elemento vitale ed essenziale, unico, del suo governo sono gli interessi economici, gli affari. Null’altro che non sia politicamente ed economicamente rilevante rientra tra le sue priorità. Con il criminale dei massacri, l’Italia ha stretto un trattato di amicizia, votato anche da esponenti PD. E solo ora ci si rende conto chi sia Gheddafi e cosa sia capace di fare. Insomma, doveroso ammettere quanto la realpolitik berlusconiana si sia smascherata e si sia rivelata fallimentare. Come può un paese democratico tenere rapporti diplomatici con una dittatura? Quando il potere politico reprime nel sangue la protesta del suo popolo, sta difendendo non soltanto il suo potere, il suo dominio, ma difende anche gli interessi di dominio sociale e politico degli altri poteri ai quali invoca sostegno. Questi moti sociali richiedono ora che l’intero circuito internazionale si attivi e si impegni a condannare esplicitamente e sanzionare le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Libia nella persona di Gheddafi, ritiri nell’immediato il trattato Italia - Libia ed agisca di concerto per stabilizzare le condizioni dei paesi del Medio Oriente e per garantire la sicurezza e la protezione necessarie per le popolazioni che ivi si trovano e che arrivano sulle nostre coste disperati. L’epopea progressista forse non permetterà per ragioni socio-culturali a questi popoli di avere una democrazia all’indomani di una dura dittatura. Vero è che il governo italiano dovrebbe essere in grado di costruire un ponte in questa direzione. Per quanto riguarda il possibile impiego delle forze, l’intervento armato porterà altri massacri, chiamerà altra violenza e rischierà di ampliare le dimensioni della rivolta. La Primavera dei giovani libici è un primo risveglio culturale e sociale di un popolo storicamente assoggettato ed umanamente oppresso che lotta per riscoprire o scoprire la propria identità di cittadini e cittadine LIBERE. L’Italia ed il mondo non possono chiudere gli occhi.
Valentina Tomaselli
Responsabile comunicazione Giovani IDV Calabria