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Francesca,Nicola, Clara, Catia, Simona sono tutti Precari . Sono nomi comuni, apparentemente nomi come tanti, quasi prevedibili. In realtà nel pronunciarli a voce alta, in un’Italia fatta di eroi in punta di piedi, silenziosi, suonano epici. Il loro suono nasconde, a saperlo ascoltare, storie, di lotta, di resistenza. Fiat,Omsa, Vinyls, Eutelia, Bialetti, e decine di altre imprese sono fatte in gran parte di questi nomi, di precari, si nutrono dei loro sogni, dei loro domani.. Cosa vuoldire "precariato" in Italia? E’ un sinonimo in tutta Europa?
Vale la pena di ricordare che lo scopo principale del “fare impresa”, lo scopo che la Costituzione italiana riconosce e lo Stato contribuisce a conseguire, non è il profitto ma l’utilità sociale. Articolo 41 della Costituzione: “ l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Ancora: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. E’ chiarissimo.
Dignità umana e fini sociali. Ecco perché lo Stato interviene nell’attività imprenditoriale: per tutelare la realizzazione individuale e quindi il benessere collettivo. Joseph Stiglitz, Nobel 2001 per l’Economia, riguardo al precariato sostiene due cose fondamentali eppure raramente raccontate dai mezzi di informazione: il precariato, in quanto strumento di flessibilità e riallocazione produttiva, è necessario ma non può essere la norma, alle imprese deve essere consentito di avere solo una piccolissima quota di lavoratori precari. Inoltre, i precari, afferma Stiglitz, devono essere pagati di più, non di meno dei lavoratori ordinari, perché il rischio di perdere il lavoro dei primi è decine di volte superiore rispetto ai secondi. E in effetti in Europa è così. Già perché chi si immagina le fila dei precari italiani confluire in un lungo, infinito, stuolo di precari europei, sbaglia. Intendiamoci: il precariato non l’ha inventato l’Italia ma, in Italia, esso si ricopre di tratti anomali quanto negativi. Nel resto dell’Europa esiste un reddito minimo garantito, un reddito di dignitosa sussistenza, lo si potrebbe definire così. In Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Austria, Lussemburgo, Spagna – oltre che Danimarca, Svezia, Norvegia – esiste, cioè, un “salario di disoccupazione”, ATTENZIONE, non una gentile concessione delle aziende come la Cassa Integrazione, no, proprio un diritto soggettivo esigibile. Un diritto. Se si è maggiorenni e disoccupati si entra in un ufficio, si riempie un modulo e si ottiene, oltre a una somma in denaro , mensile o settimanale, anche un aiuto per l’alloggio. Tutto libero, senza mediazioni sindacali o governative , con la possibilità potenziale di beneficiarne in modo illimitato.Ecco, La Cassa Integrazione va in una direzione completamente opposta, anacronistica, oltre che poco europea: ha un carattere discrezionale e non ne beneficiano tutti i lavoratori. Perché? Studiando qualche cosa di lavoro mi sono reso conto che la risposta è perfettamente italiana, perché la discrezionalità della Cassa Integrazione può essere facilmente piegata a esigenze di clientela e di potere, di scambi e di favori. Inoltre essa incoraggia il lavoro nero e scoraggia la ricerca di occupazione , il cassintegrato che trova un lavoro perde il diritto al sussidio senza la sicurezza di riaverlo in caso di nuovo licenziamento, va da sé che non accetterà mai un lavoro temporaneo o insicuro, si guarderà intorno e probabilmente riconoscerà nel mercato del lavoro nero l’unica alternativa. La società italiana non può pretendere di domandare più flessibilità ai suoi precari senza essere pronta a garantire una minima compensazione: un sussidio di disoccupazione universale, pensioni eque per tutte le generazioni.
Il precariato in Italia, così come è stato concepito, è illegale. Riscriviamo leggi più europee e sostituiamole alle leggi attuali, sviluppiamo un contratto di prestazione unico, sostituiamo la Cassa Integrazione con i redditi minimi garantiti, stanziamo i fondi a seconda della buona condotta delle imprese (del numero delle assunzioni per esempio), tagliamo i contributi statali in caso delocalizzazione, premiamone la responsabilità sociale. E poi le prospettive GIOVANILI ….
È difficile ricordare un periodo peggiore di quello attuale per i giovani in Italia. Nemmeno nel dopoguerra, momento pure duro per la ricostruzione del Paese, ma ben carico di speranze ed attese, era così frustrante l’idea del futuro per le giovani generazioni.
COME DICE QUALCUNO LAST OR LOST GENERATION??
È triste constatare come anche nella nostra Italia e ancor di piu nella nostra Calabria si stia consumando un grande tradimento, nei confronti dei pensionati, dei lavoratori, degli studenti, e dei giovani in generale: ci hanno raccontato che i nostri padri e madri avevano condotto grandi battaglie in fabbrica, nelle piazze, nelle università, e che grazie a queste lotte avevano conquistato diritti e condizioni che le generazioni a venire non avrebbero più dovuto sudare per ottenere. Ci hanno istruiti nella convinzione che il nostro compito fosse continuare su quella strada, per fare ancora un passo avanti, per ribadire ancora una volta la centralità dell’uomo e il suo diritto a una vita dignitosa.
Nulla di tutto ciò è successo.
La nostra generazione cresce in una continua e progressiva cancellazione di possibilità – che di condizioni date è impossibile parlare… - fino a pochi anni fa garantite dalla stessa Costituzione nata dalla Resistenza.
Nel volgere di pochi anni siamo stati privati della stessa possibilità di lavorare con un posto fisso; della possibilità di avere un reddito che permetta di avere una famiglia; della possibilità di accedere ad un sapere pubblico e gratuito; della possibilità di avere una pensione a conclusione di una vita di fatica.
Ora è tutto da rifare.
Noi, però, non ci rassegniamo!
Occorre sicuramente ripensare e praticare le necessarie forme di lotta che, già al tempo dei nostri genitori e nonni, hanno consentito un reale avanzamento delle condizioni di vita di milioni di persone. Prima che la nostra sia l’ultima – e “perduta” – generazione… All'Italia serve un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali. La piaga della disoccupazione e il problema del precariato sono argomenti che la tv di regime e i network televisivi non trattano.
I mass media evitano di spiegare al cittadino la gravità della situazione occupazionale e cercano di fare ignorare il dramma quotidiano dei disoccupati e dei precari, così come tutti gli aspetti negativi e problematici dell’ attuale sistema (sociale ed economico). Eppure, oggi, sette giovani su dieci entrano nel mercato del lavoro da precari: quindi c’e’ almeno un precario in ogni famiglia Italiana e il dramma quotidiano del precario di ritrovarsi senza lavoro o la paura di restare totalmente emarginato viene vissuto dalla intera famiglia del precario e, quindi, da tutta la popolazione.
Eppure la televisione di regime finge di non sapere che la scellerata legge sul precariato ha fatto precipitare intere generazioni di giovani italiani in un regime di totale incertezza: il precario non può darsi regole fisse di consumo; non può possedere una casa, non può crearsi una famiglia. Eppure l’articolo 36 della Costituzione stabilisce che “ il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Il lavoratore precario (e atipico) italiano guadagna in media tra il 9 e il 30% in meno dei lavoratori demograficamente simili ma assunti con un contratto a tempo indeterminato, non ha garanzie e ha una pensione più povera del lavoratore ordinario.
E PER FINIRE DICO CARI COMPAGNI NON SMETTIAMO MAI DI SOGNARE MA SOPRATTUTO DI LOTTARE PER IL NOSTRO FUTURO……
INVITO TUTTI I GIOVANI DI OGNI ESTRAZIONE POLITICA A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 9 APRILE CONTRO LA PRECARIETA’ CHE SI CELEBRERA’ IN TUTTE LE PIAZZE D’ITALIA.
Fernando De Donato
Coordinatore Provinciale Giovani IDV Cosenza