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Prima di arrivare Camillo Ruini alla Cei, “si trovavano a malapena i soldi per pagare lo stipendio di quattro impiegati”. Un cambiamento radicale quello avvenuto nel mondo della Chiesa dal 1986 al 2011, in cui proprio il cardinal Ruini ne è divenuto il protagonista. Famoso per le sue capacità manageriali, ha trasformato la Chiesa in una potenza economica, sociale e politica. In questi giorni si discute continuamente del costo della politica, “della Casta”, stimato ormai intorno ai 4 miliardi di euro ed equivalente ad una mezza manovra finanziaria; ma avete idea di quanto costi la Chiesa allo Stato Italiano? Ora cercheremo di fare qualche conto, dopo qualche giorno di seria ricerca. La principale fonte di entrata nelle casse del Vaticano si chiama “8 x mille”. Da quando nel 1990 è entrato in vigore il prelievo diretto dall’Irpef, l’”8 x mille” porta nelle tasche dello Stato della Chiesa circa 1 miliardo di euro ogni anno. Poi attraverso il pagamento dei 22 mila insegnanti di religione presenti sul territorio, lo Stato sborsa circa 650 milioni e per le convenzioni su scuola e sanità vanno via altri 700 milioni. Ancora c’è la voce variabile “Grandi Eventi”(Giubileo, Incontro di Loreto..), che nell’ultimo decennio ha una media annua di circa 250 milioni di euro. Forse la riflessione più importante va fatta sui vantaggi fiscali che vengono concessi al Vaticano, su cui l’UE ha aperto un’inchiesta come “aiuti di Stato”. Il mancato incasso per l’Ici è compreso tra i 400 ed i 700 milioni, mentre le esenzioni da Irap, Ires ed altre imposte è di 500 milioni. A questi vanno aggiunti anche i 600 milioni di elusione fiscale legalizzata nel mondo del turismo cattolico, gestito interamente dal Vaticano. Attraverso calcoli approssimati, si può capire presto che il costo della Chiesa in Italia è superiore al costo della politica. Eppure di ciò nessuno ne parla. Forse perché nessuno ancora non è a conoscenza. Senza dubbio una parte di questi soldi viene messa a disposizione per colmare i buchi del welfare o per fornire aiuto al Terzo Mondo. Tutti motivi apparentemente “veri”, calcolando però che 25 anni fa il Vaticano era uno stato malato a livello economico, oggi invece scoppia di salute. E’ come se gli italiani preferissero dare soldi ai preti piuttosto che ai politici. Con questo non si vuol difendere il costo della politica, ma bensì denunciarli e condannarli entrambi. Oggi più che mai si sente il bisogno di tagliare loro ed i loro privilegi, insieme alle missioni di guerra, senza costringere gli Italiani onesti a fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, senza privare i giovani della cultura, dell’Università e della ricerca. Oltre alla Casta politica, è chiaro dunque che in Italia esiste un’altra casta che ci costa ancora di più di quella in parlamento e ci sarebbe bisogno di un po’ di responsabilità in più da parte di questi attori affinché la situazione economica e sociale del paese non peggiori ulteriormente. Da ammirare è senza dubbio la rinuncia del Capo dello Stato all’adeguamento di legge riguardo al suo stipendio: proprio oggi dal Quirinale giunge la notizia che nel triennio 2011-2013, il Pres. della Repubblica restituirà nelle casse del Tesoro circa 15 milioni di euro. Ad averne di questi politici!
Umberto Tundis, Idv Cetraro